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Rubriche

Affaticamento visivo da computer: perché i nostri occhi soffrono e come aiutarli.

Negli ultimi decenni il modo in cui utilizziamo gli occhi è cambiato radicalmente. Computer, smartphone, tablet e e-book ci portano a mantenere lo sguardo concentrato su oggetti molto vicini per molte ore al giorno. Tuttavia, il nostro sistema visivo non si è evoluto per lavorare in modo continuativo a distanze ravvicinate.

Comprendere come funzionano gli occhi e quali abitudini possono aiutare a mantenerli efficienti è fondamentale per preservare il benessere visivo.

Come si è evoluto il sistema visivo umano

Per la maggior parte della storia dell’umanità, gli occhi sono stati utilizzati principalmente per osservare l’ambiente a distanze medio-lunghe: individuare oggetti lontani, orientarsi nello spazio e riconoscere movimenti nell’ambiente.

La visione da vicino (come leggere o lavorare al computer) richiede invece un insieme di meccanismi molto specifici:

  • accomodazione, ovvero la capacità del cristallino di mettere a fuoco oggetti vicini
  • convergenza, cioè il movimento coordinato dei due occhi verso l’interno

Questi sistemi funzionano perfettamente, ma sono progettati per periodi limitati, non per ore consecutive senza pause.

Cosa succede quando gli occhi lavorano troppo da vicino

L’uso prolungato della visione prossimale può portare a diversi sintomi, spesso raggruppati sotto il nome di affaticamento visivo o stress visivo digitale.

Tra i disturbi più comuni troviamo:

  • occhi stanchi o pesanti
  • bruciore o secchezza oculare
  • difficoltà di concentrazione durante la lettura
  • visione offuscata
  • mal di testa
  • necessità di rileggere più volte le stesse righe

Questi segnali indicano che il sistema visivo sta lavorando in modo eccessivo o inefficiente.

Buone abitudini per il benessere visivo

Alcune semplici strategie possono aiutare a ridurre lo stress visivo durante le attività quotidiane.

1. Fare pause regolari

Una regola semplice è la 20-20-20:
ogni 20 minuti, guardare qualcosa a circa 20 piedi (6 metri) di distanza per almeno 20 secondi.

Questo permette al sistema di accomodazione di rilassarsi.

2. Curare la distanza di lavoro

  • computer: circa 50–70 cm
  • smartphone: almeno 35–40 cm
  • libro: circa 40 cm

Distanze troppo ravvicinate aumentano lo sforzo visivo.

3. Migliorare l’illuminazione

La luce dovrebbe essere:

  • sufficiente ma non abbagliante
  • preferibilmente indiretta
  • senza riflessi sullo schermo

Una cattiva illuminazione costringe gli occhi a lavorare di più.

4. Ricordarsi di ammiccare

Quando utilizziamo schermi digitali tendiamo a sbattere le palpebre molto meno (ammicchiamo 5 volte al minuto invece delle solite 15-20) favorendo secchezza e irritazione.

Fare pause e ammiccare consapevolmente aiuta a mantenere l’occhio idratato.

5. Soffri di occhi stanchi al pc? Prenota un controllo del tuo sistema visivo!

Un esame optometrico completo non valuta solo l’acuità visiva, ma anche il funzionamento delle abilità visive coinvolte nella lettura e nell’uso dei dispositivi digitali.

Individuare eventuali difficoltà permette di trovare soluzioni personalizzate, come:

  • lenti specifiche per il lavoro da vicino
  • consigli ergonomici
  • programmi di training visivo

Se durante le attività da vicino avverti affaticamento o difficoltà visive, contattaci e con una valutazione optometrica capiremo insieme come migliorare il tuo benessere visivo.

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Oltre i 10/10: perchè le ablità visive sono la chiave per l'apprendimento di tuo figlio.

Quando si parla di apprendimento nei bambini, si pensa subito all’intelligenza, alla memoria o all’attenzione. Tuttavia, un aspetto fondamentale  è rappresentato dalle abilità visive. La vista  non serve solo a “vedere bene”: è uno strumento che guida il bambino nello sviluppo scolastico, motorio e cognitivo.

La vista come base dell’apprendimento

Leggere, scrivere, copiare dalla lavagna, riconoscere forme e lettere, orientarsi nello spazio: tutte queste attività dipendono dalle abilità visive.

Un sistema visivo in equilibrio non prevede soltanto il raggiungimento dei  10/10. Esistono abilità visive specifiche che vanno oltre la semplice acuità visiva e che incidono direttamente sul rendimento scolastico.

Principali abilità visive

Tra le abilità visive più importanti per l’apprendimento troviamo:

  • Coordinazione occhio-mano: permette al bambino di scrivere, disegnare, ritagliare e svolgere attività manuali con precisione.

  • Movimenti oculari (saccadi e inseguimenti): fondamentali per la lettura fluida e per il passaggio corretto da una parola all’altra o da una riga alla successiva.

  • Messa a fuoco (accomodazione): consente di passare rapidamente e senza fatica dalla visione da lontano a quella da vicino, ad esempio dalla lavagna al quaderno.

  • Visione binoculare: l’uso coordinato dei due occhi è essenziale per la percezione della profondità e per evitare affaticamento visivo.

Quando le abilità visive non sono in equilibrio

Un bambino con difficoltà visive può manifestare segnali che spesso vengono confusi con problemi di attenzione o scarso impegno, come:

  • difficoltà nella lettura o nella comprensione del testo

  • lentezza nello svolgimento dei compiti

  • mal di testa o occhi stanchi dopo lo studio

  • perdita del segno durante la lettura

  • postura scorretta o avvicinamento eccessivo al foglio

Il ruolo del controllo Optometrico

Un controllo visivo optometrico in età pediatrica non serve solo a verificare se sono necessari occhiali, ma permette di valutare in modo approfondito tutte le abilità visive coinvolte nell’apprendimento. Una buona efficienza visiva significa apprendere con meno fatica, migliorare la concentrazione e vivere l’esperienza scolastica in modo più sereno.

Dopo un’attenta analisi visiva nel nostro studio non ci limitiamo a individuare eventuali difficoltà, ma accompagniamo il bambino e la famiglia in un percorso personalizzato. In base alle esigenze emerse, proponiamo tutte le soluzioni più adatte per migliorare e potenziare le abilità visive, fondamentali per l’apprendimento e il benessere quotidiano.

Queste soluzioni possono includere lenti specifiche, consigli visivi personalizzati e attività di training visivo mirate, sempre pensate nel rispetto dell’età e delle necessità del bambino. L’obiettivo è aiutare ogni piccolo paziente a usare la vista in modo più efficace, riducendo la fatica visiva e favorendo un approccio più sereno allo studio.

Se hai notato segnali di affaticamento o vuoi assicurarti che il sistema visivo di tuo figlio sia il suo miglior alleato nello studio, contattaci e scopriamo come sostenere al meglio il potenziale del tuo bambino.

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La cecità moderna: cosa ci dicono davvero gli occhi sul nostro modo di vivere

La cecità moderna

(che non riguarda solo gli occhi)

C’è qualcosa di strano nel modo in cui viviamo oggi.
Abbiamo più informazioni sulla salute di qualunque generazione prima di noi. Sappiamo cosa mangiare, come allenarci, quali esami fare, quali parametri tenere sotto controllo. Eppure, nonostante tutto questo sapere, ci sentiamo sempre meno in contatto con il nostro corpo.

Lo trattiamo come un sistema da far funzionare, non come un organismo che comunica. E quando prova a dirci qualcosa — con segnali piccoli, quotidiani — facciamo quello che sappiamo fare meglio: acceleriamo. Un caffè in più, una pausa rimandata, un “poi ci penso”. Finché quel sussurro, a forza di essere ignorato, diventa un grido.

Ci hanno promesso una vita più lunga, ed è una promessa che la scienza sta mantenendo. Vivremo probabilmente fino a novant’anni, forse cento. Ma c’è una domanda che rimane sospesa nell’aria e che pochi hanno il coraggio di farsi davvero: come vivremo quegli anni?

Perché il problema non è la morte. È l’autonomia che se ne va. È essere presenti ma non padroni del proprio corpo. È guardare avanti e chiedersi, magari in silenzio: “Voglio davvero arrivare fin lì così?”

Il corpo, nel frattempo, continua a fare il suo lavoro. Parla. Ogni giorno. Con la stanchezza che non passa, con il mal di testa che torna, con l’annebbiamento mentale del pomeriggio, con quella tensione al collo che ormai consideriamo normale. Sono messaggi. Ma abbiamo imparato a considerarli rumore di fondo. Stress, età, periodo intenso. E andiamo avanti.

Il problema è che quel periodo non finisce mai.

E poi, a un certo punto, arrivano gli occhi.

Allunghi il braccio per leggere il telefono. Strizzi gli occhi al ristorante. La sera vedi peggio che al mattino. La vista è spietata: funziona finché funziona. E quando cambia, ti mette davanti a una verità semplice e difficile da digerire: il tempo sta passando anche per te.

Quello che quasi nessuno dice è che la vista non è solo una questione di diottrie. È uno dei primi sensori visibili di ciò che sta succedendo dentro di noi. Quando lo stress è alto, gli occhi si affaticano prima. Quando il sonno è scarso, la visione si annebbia. Quando il corpo è infiammato o fuori equilibrio, la vista risponde. Non per caso. Per coerenza.

Gli occhi non sono una videocamera attaccata al cervello. Sono una spia sul cruscotto. E coprire la spia non spegne il problema.

Correggere la vista è spesso necessario, certo. Ma pensare che basti è un errore elegante. È come cambiare le gomme mentre il motore chiede aiuto. Se non cambia il modo in cui usi gli occhi — e il corpo che li sostiene — stai solo aiutandoli a resistere più a lungo in condizioni sbagliate.

E così arriviamo alla vera cecità moderna.
Non quella di chi non vede.
Ma quella di chi non riconosce i segnali. Di chi sa che qualcosa non va, ma non sa da dove cominciare. Di chi vive iper-connesso con il mondo esterno e profondamente disconnesso da sé.

La parte interessante, però, è questa: la cecità non arriva all’improvviso. Si costruisce nel tempo. Ma allo stesso modo, nel tempo può essere disinnescata.

Perché vedere non è solo una dote. È una competenza che coinvolge attenzione, sistema nervoso, postura, metabolismo. E la longevità non è vivere di più. È restare competenti nella propria vita.

La vista, spesso, è il primo luogo in cui questa competenza chiede attenzione. Sta a noi decidere se continuare a ignorarla… o iniziare finalmente ad ascoltare.

Prendersi cura della vista oggi non significa solo “vedere meglio”.
Significa imparare a leggere ciò che gli occhi stanno raccontando del nostro modo di vivere.

Nel nostro lavoro vediamo ogni giorno persone che arrivano chiedendo una soluzione rapida — un occhiale più forte, una lente diversa — quando in realtà portano con sé un insieme di segnali che meritano attenzione, non solo correzione.

Il nostro studio non è più il luogo in cui si misura un difetto, ma è il luogo in cui si interpreta una funzione, si osserva come lavora il sistema visivo, come risponde allo stress, al tempo, alle abitudini quotidiane.

Perché la vista non cambia mai da sola, cambia sempre insieme alla persona.

E quando impari a guardarla in questo modo, l’occhiale smette di essere una pezza e diventa parte di un percorso più ampio: quello di una longevità vissuta con presenza, autonomia e qualità.

Da qui nasce questa rubrica, per aiutare a vedere meglio fuori, sì. Ma soprattutto per capire meglio cosa sta succedendo dentro.

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ortocheratologia

Svegliati e guarda il mondo con occhi nuovi: come funzionano le lenti a contatto che usi solo mentre dormi

L’ortocheratologia notturna, spesso abbreviata in Orto-K, è una tecnica che permette di correggere  temporaneamente difetti visivi indossando speciali lenti a contatto rigide solo durante la notte. Al mattino  ci si sveglia, si rimuovono le lenti… e si vede bene senza occhiali o lenti a contatto tradizionali. In questo articolo scopriamo come funziona, per chi è indicata e quali vantaggi può offrire. 

Che cos’è l’ortocheratologia notturna? 

L’ortocheratologia è una procedura non chirurgica che utilizza lenti a contatto rigide e altamente  permeabili all’ossigeno. Queste lenti modellano delicatamente la superficie della cornea durante il sonno,  correggendo temporaneamente miopia, astigmatismo, ipermetropia e in alcuni casi presbiopia (tutti entro  determinati range) 

Al mattino l’effetto permette di vedere nitidamente per tutta la giornata senza dover usare occhiali o lenti  morbide. 

Come funzionano le lenti Orto-K? 

Durante il sonno, la lente esercita una leggera pressione controllata sulla cornea, modificandone la  curvatura. 

Non si tratta di un cambiamento permanente: l’effetto dura circa 24–48 ore, motivo per cui le lenti devono  essere indossate ogni notte, secondo le indicazioni dello specialista. 

Il processo è: 

1. Totalmente reversibile 

2. Indolore 

3. Personalizzato in base alla forma della cornea e al difetto visivo 

A chi è consigliata l’ortocheratologia? 

Le lenti notturne Orto-K sono una scelta ideale per diverse categorie di persone:

- Bambini e adolescenti con miopia in aumento 

Numerosi studi indicano che l’ortocheratologia può contribuire a rallentare la progressione della miopia,  un aspetto molto importante soprattutto in età scolare. 

- Sportivi e persone attive 

Chi pratica sport, specialmente nuoto o attività in cui occhiali e lenti morbide sono scomodi, può trarre  grande beneficio dall’essere libero da ausili visivi durante il giorno. 

- Chi cerca libertà dagli occhiali 

È una soluzione pratica per chi vuole vedere bene senza interventi chirurgici e senza portare lenti  durante il giorno. 

Quali sono i vantaggi principali dell’ortocheratologia notturna? 

- Libertà totale durante il giorno: Visione naturale senza occhiali o lenti. 

- Procedura sicura e reversibile: Non è un intervento chirurgico e l’effetto sparisce se si sospende  l’uso. 

- Ideale per la gestione della miopia nei giovani: Una delle ragioni principali per cui sta diventando  sempre più diffusa. 

- Permeabilità elevata all’ossigeno: Le lenti sono progettate per essere sicure durante il sonno e  rispettare la fisiologia dell’occhio. 

Ci sono rischi o controindicazioni? 

Come tutte le lenti a contatto, anche l’ortocheratologia richiede igiene rigorosa e controlli periodici. I principali rischi, se la lente non è usata correttamente, possono essere: 

• irritazioni 

• infezioni corneali 

• discomfort 

Per questo è fondamentale rivolgersi a un Optometrista Contattologo specializzato in Orto-K e seguire  attentamente le istruzioni su uso e manutenzione. 

Come si inizia un percorso di Orto-K? 

Il percorso tipico include: 

1. Visita specialistica approfondita 

Con misurazione della cornea (topografia corneale) e valutazione del difetto visivo. 2. Progettazione delle lenti personalizzate 

Le lenti Orto-K vengono costruite su misura per ogni paziente. 

3. Prima notte di prova e controlli 

La maggior parte delle persone nota un miglioramento già dalle prime notti.

4. Monitoraggio periodico 

Per mantenere la sicurezza e l’efficacia nel tempo. 

L’ortocheratologia notturna rappresenta una soluzione moderna, sicura e comoda per chi desidera vedere  bene senza occhiali o lenti tradizionali durante il giorno. 

È particolarmente apprezzata da bambini, ragazzi e sportivi, ma può essere utile per chiunque cerchi più  libertà nella vita quotidiana. 

Se stai pensando di provarla, il passo migliore è prenotare una visita con il nostro Contattologo presso il  nostro Studio in Via Savoia 24 a Carignano per valutare se sei un buon candidato.

 

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Jet Program

Sport e Visual Training

Il Visual Training, o allenamento visivo, è un percorso personalizzato che ha l’obiettivo di trattare le disfunzioni delle abilità visive. A differenza della semplice correzione ottica (occhiali o lenti a contatto) che serve a compensare i difetti visivi, il visual training educa la funzione visiva a correggere sé stessa.

Nello sport il Visual Training mira a ottimizzare la percezione visiva, la velocità dei movimenti oculari e la coordinazione occhio-mano al fine di migliorare la prestazione sportiva.

Il nostro progetto con il Tennis Club di Lagnasco

Nel mese di dicembre, stiamo portando il visual training direttamente sul campo da gioco, collaborando con il Tennis Club di Lagnasco. L’obiettivo è doppio: da una parte, valutare le abilità visive dei tennisti, attraverso test specifici; dall’altra, proporre esercizi personalizzati per potenziare quegli aspetti visivi che possono fare la differenza durante una partita.

Il tennis, infatti, è uno sport ad altissima richiesta visiva: riconoscere la direzione della palla, anticipare il colpo dell’avversario, regolare la distanza e la forza del colpo, sono tutte azioni che richiedono un sistema visivo ben allenato.

Perché fare visual training anche se non si è professionisti?

Il visual training non è riservato agli atleti professionisti. È utile a chiunque pratichi sport, a qualsiasi livello. Migliorare la propria efficienza visiva significa giocare meglio, divertirsi di più e ridurre il rischio di infortuni. Anche in età giovanile, l’allenamento visivo può supportare lo sviluppo motorio e cognitivo in modo significativo.

Se sei curioso di saperne di più sul visual training, vuoi testare le tue abilità visive o ti interessa proporre un percorso di allenamento visivo personalizzato per te o per la tua squadra, contattaci!

Oppure vieni a trovarci al Tennis Club di Lagnasco dall’11 al 13 Dicembre!

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